Non si sa con precisione quando l’Ordine del Tempio si Italia. Gli storici sono discordi: chi ritiene quale primo insediamento italiano Messina nel 1131, chi S. Maria dell’Aventino a Roma nel 1138, chi S. Maria del Tempio in Milano nel 1134. Comunque, si può dire che intorno al 1130 ebbe inizio l’espansione dell’Ordine nella nostra penisola. Fedeli alloro voto di proteggere i pellegrini e i luoghi santi, i Templari costruirono precettorie e magioni lungo gli itinerari medievali più frequentati dai pellegrini e dalle armate crociate che transitavano per l’Italia e raggiungevano gli imbarchi per la Terrasanta. Li troviamo, dunque, sulle grandi arterie consolari romane, allora ancora in uso: la Francigena o Romea con le sue diramazioni, che dalla Francia raggiungeva Roma, ricalcando tratti della Cassia, dell’Emilia, ecc.; la litorale Aurelia, che arrivava anch’essa a Roma; l’Ongaresca, che in alcuni punti sfruttava la Claudia Augusta e le strade del Norico; l’Appia, che conduceva all’importantissimo porto crociato di Brindisi. Merita una menzione particolare la Postumia, sia per l’alto numero di insedi essa stanziati, sia per una sua importante di essere la sola strada che, attraversando da ovest ad est, consentiva di raggiungere i proseguire il viaggio via terra, lungo la penisola Balcanica fino a Gerusalemme. L’Ordine aveva diviso il territorio italiano in due province templari: l’Italia (più spesso denominata semplicemente Lombardia), che comprendeva le regioni centro settentrionali e la Sardegna, e la Puglia, che comprendeva le regioni meridionali e la Sicilia.
Ogni provincia aveva un maestro, dal
quale dipendevano numerosi precettori delle case templari. Talune
precettorie erano delle vere e propi’e fortezze. In tali case il
precettore aveva il titolo di comandante e sotto di lui militavano non
solo cavalieri e sergenti templari, ma anche cavalieri ausiliari laici.
In diversi casi i Templari furono preposti dal papa, o da autorità
civili, al comando di fortezze. Il castello di Monte Cocozzone, nei
pressi di Civitavecchia, fu comandato per circa vent’anni da frate Paolo
della Milizia del Tempio.
Il reclutamento della milizia templare
(combattenti e non) era in genere locale, anche se spesso alcuni
elementi venivano in- viati, a seconda delle necessità, presso altre
precettorie o in altre province. Nel Regno di Sicilia vi erano molti
cavalieri francesi, soprattutto negli incarichi di responsabilità. Lo
stesso Guillaume de Beaujeu, prima di diventare Gran Maestro
dell’Ordine, era stato precettore delle regioni meridionali. I Templari
italiani, nei due secoli di vita dell’Ordine (11 19-1312), ricoprirono
importanti ruoli sia ecclesiastici che politici. Alti dignitari ebbero
prestigiosi incarichi presso la Santa Sede. Furono
«
cubiculari »,
«
ostiari
»,
tutte mansioni di fiducia attinenti alla
persona del pontefice, ambasciatori della Santa Sede presso altre
potenze straniere, custodì di tregue, esattori per conto del papato
della decima saladina (la tassa della crociata) e delle altre decime
ecclesiastiche.
Quando la persecuzione si abbatté sui
suoi membri, nel 1308, anche i vescovi italiani ebbero l’ordine dal Papa
di istruire dei processi inquisitoriali, ma ben pochi furono gli
arresti. In Italia esistono i documenti degli interrogatori che ebbero
luogo nella primavera del 1310 negli Stati della Chiesa (Viterbo, Penne,
Chieti, Palombara Sabina) e nel regno di Sicilia (Brindisi). Il processo
più straordinario fu quello presieduto dall’inquisitore Rinaldo da
Concorezzo, arcivescovo di Ravenna, nel 1311, che esaminò diversi
cavalieri delle precettorie di Bologna e di Piacenza, trattandoli con
giustizia ed equità e assolvendoli tutti perché risultati innocenti.
Questo fu l’unico processo in cui in Italia non fu usata la tortura. A
nulla valsero le invettive e le pressioni del papa, Rinaldo fu
irremovibile, e la sua fu l’unica voce ecclesiastica che oso sfidare
Clemente V, assolvendo un ordine che era stato, finché visse, il
baluardo della cristianità e del papato.
*Estratto dal libro : "Guida all'Italia dei Templari" di Capone, Imperio, Valentini. Ed. Mediterranee
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